The Montecristo Project: un aiuto efficace dall'informatica

A che può servire l’informatica nel processo creativo?

Una domanda che oggi è diventata più che mai sensibile, in questo periodo di polemiche sull’uso dell’intelligenza artificiale.
Ma siamo certi che la risposta sia sempre così semplice e netta?

Un aiuto efficace dall'informatica - L'eterno scontro fra chi preferisce la carta e chi preferisce i libri elettronici. Come tutti gli scontri irriducibili è fondamentalmente stupido.
L'eterno scontro fra chi preferisce la carta e chi preferisce i libri elettronici. Come tutti gli scontri irriducibili è fondamentalmente stupido.

Premessa

A che serve l’informatica nel processo creativo? Perché un autore dovrebbe avere bisogno di un software per gestire personaggi, luoghi, coerenza della trama? A un vero scrittore dovrebbe bastare una Olivetti Lettera 22, un bricco di caffè e l’ispirazione.

Molti sono affascinati da questo immaginario mitico-romantico, dove l’artista è tale in qualsiasi situazione; anzi, più è indipendente da qualsivoglia tecnologia, meglio è. L’odore della carta, signor mio, l’odore della carta!

Ma quando si affronta la scrittura di un romanzo, di un saggio, di una tesi, anche di un articolo approfondito, ci si accorge che non tutti siamo Mozart. Il genio della musica che, secondo una celebre testimonianza apocrifa, avrebbe percepito interiormente un’intera sinfonia tutta insieme, come un oggetto tenuto nel palmo della mano.

Io sinceramente non ho questa capacità. Né quella di “progettare” quanto scrivere: io devo scrivere “a braccio” e solo dopo inizio prima a intravedere, quindi a definire parte dello schema, poi lo rifinisco e così via, come gli strati di una torta millefoglie che si sovrappongono e in qualche modo si intersecano, ma gradualmente, uno alla volta.

Eppure questo sarebbe un metodo perfetto anche utilizzando una Olivetti Lettera 22, giusto? Scrivi, ti disegni parte dello schema, scrivi ancora, definisci meglio lo schema. E allora perché sporcare il processo con i freddi e inaccessibili circuiti di un computer? L’Olivetti la tocchi con mano, è qualcosa di vivo… 
Un momento. L’Olivetti Lettera 22 è una bellissima macchina da scrivere, un capolavoro della meccanica.
Della meccanica, appunto. Che ci sarebbe di vivo?

Alessandro Manzoni come l’avrebbe considerata?
Forse come qualcuno di noi oggi considera il computer, o peggio l’intelligenza artificiale.
Chi sente “viva” l’Olivetti probabilmente è perché è capace di darle vita. Come chi sente “vivo” un software, o l’hardware che lo fa girare, è perché ne comprende fino in fondo le potenzialità e sa come utilizzarli appieno e sa fornire vita a entrambi.
Siamo noi a essere vivi, ed è la nostra profonda conoscenza del mezzo che ai nostri occhi lo rende “vivo”. Un po’ come le statue del Canova.

Un aiuto efficace dall'informatica - Nessuno scrittore può rimanere insensibile al fascino di questo capolavoro meccanico
Nessuno scrittore può rimanere insensibile al fascino di questo capolavoro meccanico

Quando la tecnologia aiuta

Ironia a parte, io ho sempre amato le comodità della tecnologia e non mi vergogno di ammetterlo.
Ma soprattutto apprezzo la possibilità, grazie alla tecnologa, di fare qualcosa che altrimenti richiederebbe una spesa insostenibile, dei tempi non gestibili, o proprio non risulterebbe fattibile.

Nel 1991 tenni un concerto al Fancon (Raduno nazionale della fantascienza e del fantastico) a Courmayeur, che quell’anno festeggiava il centenario della nascita di J.R.R. Tolkien.

Avendo il sottoscritto composto un’intera suite musicale ispirata al Signore degli Anelli ed essendo la mia musica molto ricca di strumenti, e quindi un po’ complessa – diciamo pure impossibile – da eseguire col solo pianoforte, preparai le parti orchestrali sul sequencer software Music X, che girava sull’allora mio Amiga 500L’Amiga, pur essendo un personal computer fantastico per quei stempi, non era in grado di gestire internamente l’audio (se non suoni a 8-bit, quelli dei giochi di allora); ma poteva comandare via protocollo MIDI una tastiera musicale Yamaha SY55. Non certo una grande orchestra, 16 voci polifoniche, ma il risultato non era disprezzabile.

Quindi preparai un demo su una audiocassetta che mandai agli organizzatori.
Questi, dapprima un po’ scettici, ascoltata l’audiocassetta mi invitarono a tenere il concerto inaugurale, la sera della prima giornata.
Nel pubblico c’era buona parte del
gotha fantascientifico e fantastico italiano di allora: Giuseppe Lippi, Karel Thole, Marco Patrito, Oscar ChichoniGianfranco De Turris. Credo sia stato uno dei primi “concerti multimediali” in Italia, e piacque molto sia per la musica sia per il metodo.

Un aiuto efficace dall'informatica - L'Amiga 500, nel 1991 era un piccolo miracolo tecnologico
L'Amiga 500, nel 1991 era un piccolo miracolo tecnologico.

Superare i pregiudizi

Questo esempio lo riporto sia perché lo ritengo utile e interessante – e poi un po’ mi piace tirarmela, diciamolo – sia per riflettere sul fatto che la tecnologia può essere, se viene utilizzata con criterio, un ottimo mezzo per arricchire un’esperienza artistica, sia dal lato del fruitore sia dal lato creativo.
In quel concerto l’informatica mi permise di presentare i miei brani, pur non avendo un’orchestra a disposizione. 

Molto probabilmente lo stesso J.R.R.Tolkien, noto per il suo estremo disordine nell’organizzazione di appunti e storie, avrebbe infine apprezzato l’uso del computer per tenerle organizzate, nonostante la sua leggendaria avversione per diversi aspetti della tecnologia.
Ma le persone intelligenti alla fine superano ogni pregiudizio.

Pensiamoci bene: di cosa stiamo parlando quando usiamo il termine tecnologia?
La scrittura stessa è una tecnologia, molto criticata all’epoca da grandi pensatori e filosofi in quanto avrebbe fatto perdere all’uomo le capacità di memorizzare. Non abbiamo testimonianze se questa fosse una reazione diffusa quando la scrittura fu inventata, molti secoli prima, ma nel Fedro di Platone, Socrate racconta come il dio Theuth, inventore della scrittura, presenta la propria scoperta al re Thamus, sostenendo che renderà gli uomini più sapienti e ne rafforzerà la memoria.

Thamus replica invece che produrrà l’effetto contrario:Genererà dimenticanza nelle anime di coloro che l’apprenderanno, perché non eserciteranno più la memoria.” Gli uomini, affidandosi a segni esterni, non richiameranno più le cose “dal proprio interno”. La scrittura, conclude il re, non è un farmaco della memoria, ma soltanto un mezzo per ricordare ciò che già si sa: non memoria, dunque, ma promemoria.

Secondo il Socrate platonico, la scrittura presenta almeno tre rischi:
– riduce l’esercizio della memoria personale;
– dà al lettore l’apparenza della sapienza, senza garantirne la reale comprensione;
– a differenza di un interlocutore vivente, un testo non può rispondere alle domande, chiarire o difendersi: se lo interroghi, «mantiene un solenne silenzio».

Non è interessante e oltremodo ironico che questa critica di circa 2.400 anni fa assomigli incredibilmente alle critiche che sono state man mano rivolte alla stampa, alle calcolatrici, ai computer, a Internet e che oggi vengono rivolte contro l’Intelligenza Artificiale?
Le stesse, identiche critiche.

Quante volte tendiamo a cadere nelle solite trappole semantiche, trappole indotte dalla tendenza del nostro cervello a semplificare, a schematizzare tutto quanto? Sono gabbie mentali che ci costruiamo da soli.
Il problema non è mai la tecnologia in sé, ma come noi la utilizziamo.

Un aiuto efficace dall'informatica - Dal 2022 ho utilizzato qualche volta l'IA per creare delle immagini. Questa è una delle tre create sul viaggio del Muto all'interno della Net e non mi pare affatto male
Dal 2022 ho utilizzato qualche volta l'IA per creare delle immagini. Questa è una delle tre create sul viaggio del Muto all'interno della Net e non mi pare affatto male

Qualche mese con Storymill

Tornando al 2010, all’inizio della stesura di The Montecristo Project, cercavo un software che mi aiutasse nel processo creativo, tenendo conto dei personaggi, delle location, del binario temporale, della coerenza delle sotto-trame. Mi venne consigliato Storymill.

Storymill è stato (il suo sviluppo fu interrotto nel 2011, appena un anno dopo che lo avevo acquistato) un programma sviluppato dalla società informatica americana Mariner Software. Concepito per aiutare gli scrittori di romanzi e racconti a gestire in modo efficace i personaggi, i luoghi, lo sviluppo della trama è risultato per me comunque molto utile, per gettare le basi di quello che poi sarebbe divenuto il mio personale software per aiutarmi a scrivere The Montecristo Project: Saga.

Premetto che non sono un vero sviluppatore, mi considero piuttosto un utente mediamente avanzato. Saga in realtà è una “soluzione” di Filemaker, che a sua volta nacque come programma per gestire basi di dati nel lontano aprile 1985 e che nel tempo è diventato una vera propria piattaforma di sviluppo per… un po’ di tutto. Basta che abbiate dei dati da gestire e mettere in relazione fra loro o con l’esterno, e Filemaker vi permetterà di farlo con molta semplicità, una volta compreso il meccanismo. Ma soprattutto Filemaker vi permette, una volta stabilite le tabelle e le loro relazioni, di presentare i dati in un numero virtualmente infinito di interfacce personalizzate.

Un aiuto efficace dall'informatica - The Montecristo Project
L'interfaccia di StoryMill, il primo software "specialistico" utilizzato per creare The Montecristo Project

Informatica e libertà

Qualcuno a questo punto si chiederà “ma perché complicarti la vita? Cosa mancava a StoryMill?”.
La risposta è semplice: la libertà.

StoryMill nacque come programma specialistico per autori professionisti. Aveva un database che prevedeva appunto di gestire personaggi, scene, luoghi, compiti. Ma io ero fin dall’inizio un caso “anomalo”. Come nelle mie opere musicali mi piace inserire diverse voci in contrappunto fra loro, che arricchiscono la trama melodico-armonica, così nella mia scrittura mi piace seguire diverse sotto-trame e personaggi da molteplici punti di vista. 

StoryMill sarebbe stato sufficiente per tale impostazione di lavoro: ma a un certo punto è venuta fuori l’esigenza di una Wikipedia futura (Wikinet) per i termini scientifici. Una Wikipedia le cui pagine si sviluppavano insieme alla trama, tenendo conto della data della scena a cui le diverse voci erano collegate. E poi come vedremo altri strati si sono aggiunti. Ma StoryMill non prevedeva di poter aggiungere tabelle o nuove voci.

Il mio obbiettivo non era certo complicarmi la vita. Per questo ho sempre cercato di usare l’informatica: semplificazione e automazione. Un mio caro amico una volta ha detto: se stai facendo al computer un lavoro che il computer farebbe meglio da solo, stai perdendo tempo.

FIlemaker lo utilizzavo per lavoro ormai dal 2000 (la versione 5 Pro) e grazie alla sua curva di apprendimento leggera ero riuscito a organizzarmi per gestire da solo un panel di una ricerca per Eurisko che raggiunse i 3.000 partecipanti, ai quali facevo assistenza tecnica telefonica e via e-mail. Stessa cosa feci poi per un anno con l’intera clientela mondiale del Ferrari Store ufficiale.

Per me quindi è diventato nel tempo una sorta di “coltellino svizzero informatico”. Ogni qual volta ho da gestire situazioni complesse che coinvolgono grandi quantità di dati, mi creo la mia soluzione FIlemaker. Nel 2014, quando il MIUR si è ricordato che nel 1991 avevo vinto un concorso e mi ha offerto una cattedra di insegnamento della musica alla scuola secondaria inferiore, il registro elettronico non era ancora diffuso: allora mi sono creato il mio, che funziona ancora e mediamente meglio di quelli ufficiali.

Un aiuto dall'informatica - Lo schema strutturale delle relazioni fra le istanze delle tabelle di Saga, la soluzione Filemaker creata per sviluppare The Montecristo Project
Lo schema strutturale delle relazioni fra le istanze delle tabelle di Saga, la soluzione Filemaker creata per sviluppare The Montecristo Project

Stratificazioni successive

In un secondo momento alla Wikipedia interna si sono aggiunti i Glifi, simboli che esistono a due livelli della narrazione: sia al suo interno, come strutture che accolgono i Circuiti Nanoquasici (se volete sapere cosa siano i CNQ: ecco la relativa voce di Wikinet), sia a livello meta-narrativo, come emblemi introduttivi di ogni singola scena, legati ad essa da legami sia iconici sia semantici: sono chiavi di lettura ulteriori, che lettori e lettrici possono scoprire – magari con un piccolo aiuto.

Ecco quindi che gli strati erano già diventati tre e StoryMill, ripeto, non prevedeva altre funzioni se non quelle mostrate nella sua interfaccia.
Non permetteva alcuna personalizzazione.

Invece con Filemaker ogni nuovo strato, ogni nuova funzione può essere aggiunta nel momento in cui se ne presenta la necessità. Perché Filemaker, in quanto piattaforma informatica di sviluppo per database relazionali, è, diciamo… multidimensionale. 

È la potenza dell’informatica.

Un aiuto dall'informatica - The Montecristo Project
L'interfaccia delle scene in Saga, la soluzione Filemaker sviluppata da Evk per The Montecristo Project

Un lavoro continuamente in divenire

E così, gradualmente, aggiungendo tabelle, relazioni, interfacce e perfezionandone le funzioni in corso d’opera, ho sviluppato Saga come appare adesso. Totalmente incentrato sulle mie esigenze specifiche, beninteso; organizza le scene in una struttura gerarchica per capitoli, i capitoli per opera, le opere per saghe (appunto). 

Per ogni scena mi permette di gestire personaggi e location (come già altri software) ma anche ulteriori testi, organizzati per tipologia, come voci della Wikinet interna, le versioni precedenti della scena, note e appunti. E mi permette di gestire anche il codice informatico, come quello relativo alla versione digitale in ePub, e gli eventuali allegati, quali illustrazioni, Glifi, QRCode, audio e video, PDF dell’impaginato. Anche visualizzatori Web per mostrare il tutto, sia offline che online, tenendo traccia di tutti i link collegati alla scena sul sito della wiki e dei contenuti bonus.

Posso costruirci tutte le interfacce che voglio, personalizzarle per ogni nuova necessità spuntata in corso d’opera, o più semplicemente integrare le interfacce che ho già creato.

Insomma, l’informatica applicata in modo creativo e intelligente, attraverso Saga, mi permette di gestire il progetto di una storia estremamente complessa, intricata e variegata, tenendone sotto controllo la coerenza interna e permettendomi un risultato (almeno spero, ma finora ne ho avute molte conferme), apparentemente semplice e lineare per il lettore. Mi ha permesso insomma di creare e gestire un libro aumentato. Più libri aumentati.

Non è un potere da poco.

Edoardo Volpi Kellermann

Un aiuto efficace dall'informatica - Senza il computer Benoit Mandelbrot non sarebbe mai potuto riuscire a esplorare i frattali, una branca della matematica le cui basi teoriche erano nate ben prima dell'informatica
Senza il computer Benoit Mandelbrot non sarebbe mai potuto riuscire a esplorare i frattali, una branca della matematica le cui basi teoriche erano nate ben prima dell'informatica